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Quello che segue è un articolo che ha lo scopo di aiutarci a capire quale sia veramente il volto della realtà. Non mi dilungherò in ulteriori precisazioni perchè nel testo che segue c'è tutto ciò che serve per avere il quadro completo. Nell'attesa di poter commentarlo con voi, vi auguro una piacevole lettura.
![]() Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del XX secolo. Aspect ed il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l'ipotesi più accreditata è che l'esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale. Che cos'è l'ologramma David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l'universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologrammi, la parte e il tutto in una sola immagine. Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser: per creare un ologramma l'oggetto da fotografare è prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro. Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine. La separazione è un'illusione. Per quasi tutto il suo corso, la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, fosse quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da questo tipo di approccio. Questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del professor Aspect. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà. Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso «organismo» fondamentale. Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche che l'acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario. Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà, infatti, due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda di fronte a se, l'altro guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perche siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono «parti» separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste «immagini», ne consegue che l'universo stesso è una proiezione, un ologramma. Il magazzino cosmico di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato. Tutto compenetra tutto Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni dell'universo, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che un'immensa rete ininterrotta. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Poiché concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di superologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos'altro possa contenere il superologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello superolografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbero un'infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad un'immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'universo col termine «olomovimento». Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l'universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera. Il cervello è un ologramma Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di «tutto». Il cervello è un ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni... Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia. Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinatl nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l' area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di cittque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio ma anche di correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo. Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente, se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare attraverso una specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un'altra particolarità tipica degli ologrammi. La realtà non esiste Si tratta forse del supremo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in base all'ipotesi di Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel mondo concreto delle nostre percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio. Così come un ologramma funge, per così dire, da strumento di traduzione capace di convertire un ammasso di frequenze prive di significato in un'immagine coerente, così il cervello usa i principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori. Vi è un'impressionante quantità di dati scientifici che confermano la teoria di Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha recentemente applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, abilità che conservano anche se sordi da un orecchio. È risultato che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di quanto supposto. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro senso dell'olfatto percepisce anche le cosiddette frequenze osmiche e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise. La realtà? Non esiste, è solo un paradigma olografico. Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta quando lo si unisce alla teoria di Bohm. Perché se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? Per dirla in parole povere: non esiste. Come avevano lungamente sostenuto le religioni e le filosofie orientali, il mondo materiale è un'illusione. Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo una sorta di ricevitori che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di mondi esistenti nel super-ologramma. Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato paradigma olografico e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto che si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti «stati alterati di coscienza» potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. La coscienza crea illusione Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano. Immaginarsi malati, immaginarsi sani. Il paradigma olografico ha delle implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia, Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che un'illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come fisico. Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la visualizzazione risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà. Il mondo concreto è una tela bianca che attende di essere dipinta. Persino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro Gifts of Unknown Things, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che. eseguendo una danza rituale era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare. la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegare tali fenomeni, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. Forse siamo tutti d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente perche ciò che consideriamo «realtà consensuale» è stato formulato e ratificato ad un livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono illimitatamente collegate tra loro. Se ciò risultasse vero sarebbe la più profonda ed importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico. Implicherebbe infatti che esperienze come quella riportata da Watson non sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre menti con le convinzioni atte a renderle tali. In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui descritto nei suoi libri. Tutto questo non sarà né più né meno miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. Tutte le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà. Su segnalazione del Dott. Richard J. Boylan, stargatemagazine.com Buddismo della Via di Diamante |
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Utente Senior
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davvero una cosa interessante....una bel paio di maniche per verificare realmente la veridicitià di questa teoria....ma se fosse vero...altro che matrix!
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Utente Senior Plus
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ciao sue,
mamma mia che post lunghissimo, l'ho letto tutto d'un fiato però e l'ho trovato interessantissimo... avevo già letto in precedenza delle ricerche di Pribram sulla realtà olografica, ma non in maniera cosi approfondita... per facilitare la lettura di ciò che voglio condividere, e che ho letto proprio da poco su un vecchio libro "la cospirazione dell'acquario", userò dei colori differenti, cosi da evidenziare i concetti fondamentali: per quello che so io all'inizio della sua carriera da chirurgo Pirbram lavorava come assistente del celebre karl lashley, che per 30 anni cercò inutilmente "l'engramma", ovvero il sito e l'essenza della memoria.Leshley addestrava animali e poi danneggiava porzioni porzioni scelte del loro cervello,presumendo di individuare a un certo punto illuogo in cui risiedeva il ricordo di ciò che avevano imparato.Rimuovendo parti del cervello danneggiate le prestazioni delle cavie peggioravano, ma , a meno di infliggergli un danno letale ,era impossibile sradicare quello che avevano imparato! pribram partecipò alla redazione scritta dell'imponente ricerca di lashley , e fu iniziato al mistero dell'introvabile engramma.Com'era possibile che la memoria non fossee immagazzinata in un unico punto preciso del cervello ma diffusa dappertutto? successivamente pribram passò al centro per gli studi nelle scienze comportamentali di stanford, e continuò a sentirsi attirato verso le ricerche sul cervello:in che modo ricordiamo? fu molto affascinato dalla prima costruzione di un ologramma, una sorta di immagine tridimensionale prodotta da un apparecchio fotografico privo di obiettivo... Dennis Gabor aveva elaborato nel 1947 il principio dell'olografia, scoperta che in seguito gli sarebbe valso il premio nobel,ma per realizzare un ologramma si era dovuta attendere l'invenzione del laser.. volendo descrivere il principio dell'ologramma il biologo lyall watson ci dice che: se si lascia cadere un ciottolo nelle acque di un laghetto, esso produce una serie di onde regolari che si espandono verso l'esterno in cerchi concentrici.Lasciate cadere due ciottoli identici in due punti diversi del laghetto e otterrete due serie di onde simili che si espandono l'una verso l'altra.Nel punto in cui si incontrano, le onde interferiscono le une con le altre.Se la cresta di una incontra la cresta dell'altra,si uniranno, producendo un'onda roinforzata che ha il doppio dell'altezza normale.Se invece la cresta dell'una corrisponde al cavo dell'altra, si cancelleranno a vicenda, producendo un tratto isolato di acque tranquille.In effetti può verificarsi tutta una gamma di possibili combinazioni fra le due serie, e il risultato finale è un insieme complesso di increspature, noto come "schema di interferenza".Le onde luminose si comportano esattamente allo stesso modo.Il tipo più puro di luce per noi accessibile è quella prodotta da un laser, che invia un raggio in cui tutte le onde hanno la stessa frequenza, come quelle prodotte da un ciottolo perfetto in un lago ideale.Quando due raggi laser si toccano, producono uno schema di interferenza fatto di increspature luminose e oscure, che si possono registrare su una lastra fotografica, e se uno dei raggi, anzichè provenire direttamente dal laser, viene riflesso prima da un oggetto. per esempio un volto umano, lo chema che ne risulterà sarà ugualmente registrabile, e la registrazione sarà un ologramma del volto.Se l'ologramma viene spezzato , ciascuna delle sue parti ricostruisce l'immagine intera.Per Pibram l'ologramma è il modelo con il quale il cervello può immagazzinare la memoria.Se la memoria è distribuita, anzichè localizzata, forse è olografica.Può darsi che il cervelo lavori sulle interazioni, interpretando le frequenze bioelettriche in tutto il cervello. si sa che pervedere ,udire fiutare ecc il cervello compie complessi calcoli sulla frequenza dei dati che riceve, questi processi matematici hanno ben poco a che vedere con il mondo cosi cpome noi lo percepiamo.I principi astratti dell'ologramma possono spiegare le proprietà più elusive del cervello, l'ntero codice è presente in tutti i punti del mezzo,la mente non è un oggetto ma un insieme di relazioni astratte, nel senso di rapporti, angoli, radici quadrate, la mente è un matematico.Pribram formulò l'ipotesi che i complicati calcoli matematici possono essere eseguiti per mezzo di onde lente, delle quali si sa che si trasmettono lungo una rete di fibre sottili nelle cellule del tessuto nervoso.Il cervello può decodificare i percorsi della memoria immagazzinati allo stesso modo in cui un ologramma proiettato decodifica o rende nitida l'immagine originale., inoltre poichè lo schema su una lastra olografica non ha dimensioni spaziotemporali si possono racchiudere miliardi di bit di informazioni in uno spazio minuscolo, come accade nel cervello.La domanda ora è : se il cervello conosce davvero per mezzo di ologrammi, cioè trasformando matematicamente le frequenze captate fuori, CHI LI INTERPRETA? c'è uno spirito dentro la macchina? un omuncolo all'interno dell'omuncolo come dicevano i greci?dov'è lIO l'entità che usa il cervello? in pratica chi è il soggetto della conoscenza? la risposta di pribram a ciò è che il mondo intero è un ologramma, o come diceva san francesco d'assisi(esempio che non ti piacerà ):" ciò che cerchiamo è quello che cerca?"quando pribram lesse i lavori di bohm pupillo di einstein cosi combacianti con i suoi che trattavano anch'essi di un universo olografico, non ci poteva credere! Pribram in realtà ha compreso che il cervello può mettere a fuoco la realtà come una lente, grazie alle sue strategie matematiche, elaborazioni matematiche che ricavano oggetti dalle frequenze, trasformano il potenziale sfocato in suono, colore , tatto,odore e gusto, egli afferma che forse la realtà non è quella che vediamo con i nostri occhi, se non avessimo questa lente(ossia i calcoli matematici eseguiti dal nostro cervello)forse conosceremmo un mondo organizzato nel regno della frequenza, non più spazio , non più tempo, ma solo eventi...pribram è dell'opinioni che le esperienze trascendentali, gli stati mistici possono consentirci un accesso occasionale a quel mondo, in pratica aggirando il nostro normale modo riduttivo di percepire, possiamo entrare in contatto con la fonte, o matrice della realtà. Ciò significherebbe che i nostri processi mentali partecipano in effetti alla stessa sostanza del principio organizzatore, due astronomi James Jeans e Srthur eddington hanno dichiarato che l'universo somiglia più a un grande pensiero che a una grande macchina e che la materia dell'universo è materia mentale.In poche parole(insomma questa affascinantissima teoria che io personalmente ho appreso grazie a una lettura di un vecchio libro" la cospirazione dell'acquario" mi permette anche di comprendere bene proprio le esperienze avute da carlos castaneda, iniziato da don juan, (come ricordi anche tu), secondo me questo universo olografico poitrebbe coincidere col TONAL di qui parlava don juan nell"'isola di tonal" altro bellissimo libro... ora però la mia domanda sue, e la rivolgo a te, dov'è la fonte dell'ologramma?la sua origine da cosa è mossa? scoprirlo significherebbe scoprire l'origine e la natura dell'universo stesso, per me in particolare significherebbe conoscere Dio, e penso cporrisponda al Nagual di cui parla Don Juan.. ovvio che la risposta non la sai, ma ti sarai fatto un idea, io su questo non ho trovato nulla, perchè i fisici ipotizzano questa realtà olografica a se stante, ma io non posso concepire un non inizio, un non motivo o una non natura... P:S purtroppo come te non ho il dono della sintesi a quanto pare, speriamo che gli altri utenti non ci mandino a quel paese, ma l'argomento meritava un approfondimento, anche se ci sarebbero ancora tante cose da dire su questo... ciao sue
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Utente Senior Plus
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![]() Suehprom, veramente complimenti ![]() La nuova fisica indica chiaramente la direzione giusta. L'uomo è in grado di "ridisegnare" la propria mente e divenire consapevole della propria vita. La separazione è sicuramente un'illusione e il paradigma olografico cambia tutto. A determinate condizioni le particelle sono in grado di comunicare istantaneamente informazioni sia che si trovino a 50 metri sia a 50 milioni di chilometri. Il passaggio logico può non essere così ovvio, ma sta a indicare che la realtà non è oggettiva, ma soggettiva. Ogni parte dell'ologramma contiene tutte le informazioni dell'intero soggetto. La nuova fisica si spinge a studiare la natura ad un livello più profondo, arrivando a poter affermare l'evidenza della natura illusoria della realtà: con questa concezione olografica dell'universo spazio e tempo diventano relativi, come il passato, il presente e il futuro. Tutto coesiste ed ogni separazione è solo un artifizio creato dall'uomo. Questa realtà illusoria sembra essere in attesa che noi la plasmiamo. Intanto ti aggiungo ai preferiti insieme a Max Plank
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#5 (permalink) | ||
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Utente Senior
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Utente Senior Plus
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#7 (permalink) | ||
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Utente Full
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#8 (permalink) |
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Moderatore
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Per me questa e' poesia, vedo descritte da Sue e ulteriormente espanse da Ransie cose che sento da tempo. Ransie se vuoi vedere Dio guardati allo specchio, ne vedrai un pezzo, un pezzo olografico che lo contempla tutto. Questa e' la mia risposta al tuo ultimo quesito.
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#9 (permalink) |
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Utente Full
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La realtà è traducibile in onde di probabilità. Se sparassimo delle minuscole biglie attraverso la fenditura di uno schermo posto tra l’emettitore e una parete che ne registra la zona d’impatto, osserveremo che la formazione delle biglie sulla parete compone una banda corrispondente alla fenditura. Se aggiungiamo una seconda fenditura noteremo, di conseguenza, una seconda banda.
Ora rapportiamo l’esempio alle onde utilizzando una singola fenditura: esse colpirebbero la fenditura uscendone sotto forma radiale, andando a colpire la parete direttamente all’altezza della fenditura, generando una zona di maggior intensità, simile alla banda prodotta dalle biglie. Aggiungendo successivamente una seconda fenditura, osserveremo che la cresta dell’onda si sovrappone con la parte inferiore di un’altra onda, annullandosi a vicenda, generando quello che viene chiamato “diffrazione”. Il punto di sovrapposizione, che colliderà con la parete, rappresenterà la zona di maggiore intensità, all’opposto, nel punto in cui le onde si annullano, non ci sarà nulla. Ricapitolando: sparando minuscole biglie attraverso le due fenditure, otterremo due bande distinte; con le onde, invece, otterremo un modello di interferenza composto da molte bande. Prendiamo ora in considerazione le particelle elementari, per esempio gli elettroni. Se sparassimo un fascio di elettroni attraverso una singola fenditura, esso produrrebbe una singola banda, comportandosi come corpuscoli di materia, cosicchè, se proiettassimo il fascio di elettroni attraverso due fenditure, dovremmo ottenere due bande, ma invece accade un fenomeno inaspettato: si crea un modello di interferenza di molte bande: gli elettroni, quindi, si comportano come onde. Dunque gli elettroni non si comporterebbero come le biglie, le quali in presenza di due fenditure hanno formato due bande distinte, ma come onde di interferenza. Come possono particelle di materia comportarsi come onde creando un modello di interferenza? I fisici ipotizzarono che potesse derivare dall’effetto del rimbalzo delle particelle l’una contro l’altra. Così i fisici, nel tentativo di comprovare tale tesi, pensarono di sparare un singolo elettrone alla volta, in maniera tale che essi non potessero interferire tra di loro. Ma con loro grande stupore, ciò non si rivelò conforme alle loro aspettative, perchè tornava a generarsi sempre lo stesso modello di interferenza. L’elettrone è inizialmente una particella, nel momento in cui viene emesso, ma in prossimità delle due fenditure, esso si converte in un’onda di potenziali probabilità, attraversa entrambe le fenditure, ed interferisce con se stesso, per poi proiettarsi sullo schermo come particella. Tradotto in termini matematici, esso attraversa entrambe le fenditure e non ne attraversa nessuna, ed attraversa solo una, ed attraversa solo l’altra; tutte queste possibilità sono la somma di tutte le probabilità dello stato in cui l’elettrone può trovarsi! I fisici decisero pertanto di osservare attraverso quale fenditura effettivamente l’elettrone passasse, avvalendosi di un dispositivo di misurazione in prossimità di una delle fenditure, per verificare attraverso quale delle due passasse. L’elettrone si comporta come se fosse “consapevole” di essere ossevato, esattamente come le biglie, producendo alla fine un modello di due bande; non producendo pertanto quel modello di interferenza (di tutte le probabilità) di quando esso non era “perturbato” dall’atto dell’osservazione. Rapportato al modello del paradigma olografico del nostro universo, il dualismo onda corpuscolo, ci invita chiaramente a riflettere sulla veridicità della natura intrinseca della “realtà” che ci circonda, e di come la nostra percezione di essa contribuisca a plasmarla. La “realtà” è comparabile ad una scatola di costruzioni, nella quale sono contenuti tutti i pezzi necessari a costruire ogni sorta di modello da noi immaginato. Nella “realtà”, tutti gli stati possibili coesistono in uno stato di sovrapposizione, tramite il quale la nostra percezione si avvale della facoltà di “costruirla”. La singola particella elementare, oltrepassa entrambe le fenditure allo stesso modo di un fascio di particelle, per lo stesso motivo per cui ogni singola “porzione” di “realtà”, seppur infinitesimale, racchiude in sè la totalità del grande organismo a cui appartiene: lo stesso motivo per cui, sezionando l’ologramma di una rosa, ogni sua singola parte conterrebbe la rosa intera. Quindi ogni essere umano non si trova confinato nello spazio occupato dal proprio corpo, ma si estende al tutto. Noi risiediamo ovunque, perfettamente unificati e connessi col tutto, ove ogni singola parte di noi è il tutto, e il tutto è ogni singola parte di noi.
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#10 (permalink) |
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Utente Senior Plus
![]() Data di registrazione: Apr 2009
Ubicazione: I'M LOST
Messaggi: 756
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Ciao, Sue il concetto è abbastanza chiaro, nonostante tutte le nozioni di fisica, spiega ancora meglio come siamo parte del tutto, il fatto è che per esserne coscienti bisogna in qualche modo divenirne consapevoli, altrimenti rimane un affascinante discorso teorico e basta... è necessario che in una qualche maniera si entri a contatto con il tutto per divenire consapevoli di esserne allo stesso momento sia una parte che il tutto stesso..., il problema è divenire consapevoli di questa realtà olografica, cioè vederla come tale, perchè finche ne facciamo parte senza mai andare oltre viviamo secondo le leggi di questa illusione...
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#11 (permalink) |
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Moderatore
![]() Data di registrazione: Apr 2009
Messaggi: 1,651
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Cara Ransie ti quoto al 100%. Sta tutto quà il segreto del risveglio, conoscere la teoria è affascinante ma la chiave è riuscire a sperimentarla e gli ostacoli sono nella nostra mente, stipati li da anni e duri a morire perchè abbiamo troppa paura per potercene liberare a cuor leggero. Significa lasciare qualcosa di noto per qualcosa di ignoto, significa privare della vita l'ego, significa morire e rinascere a se stessi. Finché' saremo identificati con la proiezione mentale di noi stessi non potremmo trovare la forza di fargli questo torto perche' la paura di morire, di smarrirci nel nulla, e' troppo grande.
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#12 (permalink) | |
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Utente Full
![]() Data di registrazione: Sep 2008
Messaggi: 751
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Quote:
Staremmo ad interrogarci in eterno su che cosa siamo realmente, ponendoci sempre le stesse domande fino alla nausea, se non indagassimo la nostra natura. Dobbiamo rimboccarci le maniche se vogliamo risposte, ed esse non si ottengono oziando in attesa della manna dal cielo. Inoltre quella che tu chiami teoria è scienza Raven, non fumo. Ricordati che anche un elaboratissimo software avrà la possibilità di apprendere e di acquisire reale coscienza dell'ambiente in cui si trova, e solo questo permetterà ad esso di interagire col sistema in maniera senziente. Ma tutto questo è il frutto di un percorso obbligato, in mancanza del quale la tua comprensione non si evolverà mai, e le tue domande rimarranno sempre e solo domande, senza mai tramutarsi in risposte. Potrai andare avanti fino allo sfinimento a ripeterti che bisogna riuscire a sperimentarla superando gli ostacoli della mente, ma non approderai a nulla. Non ho aperto questo thread per sentire la solita inconcludente canzone di chi non sa dire altro che la mente inganna e bisogna trascenderla, questo lo sappiamo tutti ormai. Ho aperto questo thread nella sezione scienze e tecnologie, e non in consapevolezza e risveglio, proprio perchè qui si cercano risposte concrete, per evolvere il proprio bagaglio culturale verso la definitiva rappresentazione scientifica del tutto. Se avessi voluto rimarcare i soliti concetti filosofici non avrei certo scelto questa sezione. Questa non voleva essere una provocazione Raven, ma solo un monito per spingerci oltre.
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#13 (permalink) |
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Utente Senior Plus
![]() Data di registrazione: Apr 2009
Ubicazione: I'M LOST
Messaggi: 756
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@raven innanzitutto che devo dirti che mi lusinga molto essere quotata da te
proprio su questo argomento, proprio perchè ritengo sia uno di quelli più vicini alla consapevolezza ... e devo essere sincera che pure a me arrivati a questo punto interesserebbe di più cono scere le modalità attraverso le quali ci possiamo liberare di questa proiezione che abbiamo di noi stessi, anche se sto cominciando a pensare che forse non sono le stesse per tutti, certo è che Sue ha ragione quando dice che conoscere e comprendere i meccanismi scientifici attravero i quali si può concepire questa realtà sono un passo importante, però resta questo, un passo e basta... capisco che il senso del thread però è quello di rivercare fondamenti scientifici a conferma di una visione della realtà completamente diversa da quella che la nostra mente ci permette di concepire e decodificare, a questo punto però Sue, mi interessa come andare oltre, come trascendere questa realtà, come potersi connettere con la consapevolezza universale o col tutto, e sinceramente non so se ci siano degli studi scientifici anche su questo... per me questa ricerca continua...
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#14 (permalink) |
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Moderatore
![]() Data di registrazione: Apr 2009
Messaggi: 1,651
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@suehprom
Non penso neanche lontanamente che quello che dici sia fumo e anzi lo apprezzo veramente tanto, la mia risposta non voleva sminuire la valenza scientifica delle tue frasi. Ritengo che la ricerca scientifica in questa direzione, in questo campo di confine, sia di assoluta rilevanza e che possa sensibilizzare un gran numero di persone, tanto che qualche post piu' su ho detto che per me e' "poesia" ![]() E il lato bello di tutto cio' e' quello che poi e' emerso nel post di Ransie. Quando tu fai intravedere una realta' scientifica dietro le teorie che da secoli sono alla base di innumerevoli filosofie, orientali e non, la gente inizia a prenderle sul serio e soprattutto inizia a pensare che deve esserci un modo per accedere all'assoluto, a sperimentarlo. La conoscenza ha questo ruolo, ci deve spingere a cambiare, a migliorare, a correggerci, questo e' quello che volevo esprimere e che anche Ransie ha espresso. La conoscenza non e' fine a se stessa, ci deve dare l'impulso e il desiderio di "vivere" quello che la teoria sta arrivando a descrivere, la voglia di sperimentare di persona, di "sentirci" parte di quel tutto olografico che tu cosi' brillantemente hai descritto. In pratica puoi studiare per anni come si guida una macchina ma prima o poi dovrai metterti dietro un volante ![]() Voglio pero' aggiungere questo, l'accesso a quella conoscenza puo' avvenire anche da un'altra direzione, per chi ha la fortuna di sperimentarla prima di conoscerla da un punto di vista scientifico le formule matematiche e i teoremi di fisica quantistica diventano superflui, ma per tutti gli altri rimangono uno stimolo di grande impatto. Ad ogni modo mi scuso per aver trascinato un po' off topic il tuo thread. |
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#15 (permalink) |
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Moderatore
![]() Data di registrazione: Apr 2005
Ubicazione: Val padana
Messaggi: 11,730
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Anche se il nostro mondo fosse solo un sogno, per noi questo sogno appare inequivocabile e quindi reale. Viviamo in questa realtà certamente ne esisteranno anche delle altre, ma per il momento godiamoci questa.
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